Ponte romano

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Siti di interesse storico

Domus de Janas di su Crucifissu Mannu

La necropoli preistorica di domus de janas si trova su una collina calcarea di circa due ettari e comprende ventidue sepolture ipogeiche. Le tombe furono costruite dalle popolazioni della Cultura di Ozieri durante il Neolitico Recente (4000-3200 a.C.) e riutilizzate fino all’ età del Bronzo Antico (2200-1600 a.C.). Durante gli scavi archeologici furono rinvenuti alcuni idoli femminili in pietra della Dea Madre e due crani trapanati, probabile traccia di antiche pratiche terapeutiche. Di notevole interesse corna e protomi taurine che, scolpite sulle pareti delle tombe, rappresentano il Dio Toro, divinità maschile posta a protezione del sepolcro e simbolo della forza riproduttrice. Alcuni ipogei hanno subito lo sfondamento delle volte in seguito alla realizzazione, in età storica, di profondi solchi paralleli scavati sul banco roccioso che costituiscono ancora un mistero da svelare. Il sito è strettamente legato al vicinissimo santuario di Monte d’Accoddi, unico altare a terrazza del Mediterraneo occidentale, in cui le comunità si riunivano per celebrare riti agrari di fertilità. All’epoca nuragica risalgono invece diversi nuraghi disseminati nel territorio, tra cui il Nuraghe Nieddu, il Margone, il Minciaredda.

Museo archeologico nazionale "Antiquarium Turritano" e area archeologica di Turris Libisonis

L'Antiquarium Turritano ospita una raccolta di mosaici, reperti ceramici e statue in marmo che documentano la vita nella Colonia Iulia Turris Libisonis, (l’antico nome di Porto Torres), fondata nel 46 a.C. da Giulio Cesare. Tra i ritrovamenti più significativi si possono ammirare la maschera marmorea del Satiro, utilizzata come decorazione di una fontana, e un altare del 35 d.C. dedicato alla divinità egiziana Bubastis. Adiacente al museo si estende per circa 6,5 ettari  l’area archeologica che comprende una porzione dell'antico centro urbano di Turris Libisonis, movimentata città portuale in cui giungevano merci e uomini via mare. All'interno dell'area archeologica, passeggiando tra colonnati, strade, sfarzose domus decorate con mosaici e monumentali complessi termali, si possono visitare i grandiosi resti monumentali delle terme centrali, rimasti visibili nei secoli, e che appartengono a uno dei più grandi stabilimenti balneari della Sardegna romana. Risalenti alla fine del III sec. d.C. rappresentano, secondo la tradizione popolare, le rovine del Palazzo di re Barbaro, colui che condannò a morte il martire Gavino. Si possono inoltre ammirare resti di sfarzose domus riccamente decorate: la Domus di Orfeo, con conserva intonaci dipinti e pavimenti musivi, tra cui il mosaico di Orfeo, e la Domus dei Mosaici, casa privata su due livelli decorata con mosaici raffiguranti varie specie di pesci, pavimenti decorati con mosaici geometrici,  e  una vasca rivestita da marmi colorati. Nelle vicinanze si trovano le quattro colonne del cosiddetto “Peristilio Pallottino”, che potrebbero indicare la presenza in quel luogo del foro della città romana, con un impianto termale pubblico che si affacciava anticamente sul mare. Situato all'estremità orientale del parco, l’impianto termale pubblico delle Terme Maetzke  si sovrappone ad un quartiere privato del periodo augusteo, in cui sono stati recentemente scavati alcuni ambienti della Domus del Satiro.

Il ponte romano e il Riu Mannu

Il ponte, costruito in età giulio-claudia, faceva parte della rete stradale che collegava la città con l’entroterra fertile e con le miniere della Nurra, ad ovest del Riu Mannu. L’antico Flumen Turritanum, il principale corso d’acqua della Sardegna nord-occidentale, era navigabile in passato per alcune miglia. Nei pressi dell’ultimo tratto fluviale era probabilmente ubicato il primo porto della colonia. Il ponte, la più maestosa tra le opere di ingegneria pubblica romana realizzate sull’isola, il più imponente della Sardegna antica, ha una lunghezza di 135 m per una larghezza di 8,50 m. Poggia su sette arcate con raggio decrescente da ovest verso est, adattandosi alla morfologia del terreno. Fu costruito in opera quadrata con blocchi di calcare estratti da cave locali e con rinforzi in trachite nelle parti immerse che assicuravano la conservazione dei piloni. Questi erano muniti inoltre di speroni per la regolazione del moto delle acque. Fra le due arcate maggiori sono visibili due nicchie forse destinate ad accogliere statue di divinità fluviali. Incuriosisce un bassorilievo, scolpito sulla chiave di volta dell’arcata maggiore, che raffigura un cantaro sopra un oggetto non ancora identificato ed in alto due protomi feline con fauci aperte. Ciò potrebbe simboleggiare il legame tra la vocazione marinara di Turris, il suo porto fluviale ed il culto di Dioniso in funzione apotropaica per la navigazione. Il monumento è stato chiuso al traffico negli anni Ottanta. Il recente restauro ha riportato alla luce l’antico basolato del piano stradale.

Basilica romanica di San Gavino e complesso monumentale di Monte Agellu

La Basilica di San Gavino fu eretta in stile romanico tra il 1030 e il 1080 da maestranze pisane per volere di  Comita, Re e Giudice del Regno di Torres. L’edificio sorge all’interno del complesso monumentale di Monte Agellu, un giacimento archeologico di eccezionale importanza. Gli scavi effettuati nelle due piazze adiacenti la Basilica, denominate Atrio Metropoli e Atrio Comita, hanno restituito numerosi reperti archeologici, tra cui centinaia di sepolture, alcune delle quali mosaicate e affrescate, una cisterna bizantina e resti di strutture murarie appartenenti a due edifici di culto antecedenti la Basilica romanica, risalenti al V e VII secolo. La Basilica di San Gavino è la chiesa romanica più grande della Sardegna (lunga ben 58,26 metri e larga 17,36 metri) e una delle più antiche dell’isola. Fu cattedrale dell’Arcivescovo di Torres fino al 1441, anno in cui il seggio episcopale fu trasferito a Sassari. La sua originalità consiste nella presenza di due absidi affrontate poste una ad est e una ad ovest, mentre l’ingresso principale è collocato sul lato meridionale. L’interno è diviso in tre navate, separate da archi a tutto sesto retti da due colonnati per un totale di ventidue colonne, e da tre coppie di pilastri cruciformi. La Basilica è dedicata ai Santi Gavino, Proto e Gianuario, martirizzati a Turris Libisonis nel 303 d.C. durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Le loro reliquie sono custodite nella cripta secentesca, grande quanto la navata centrale e realizzata dopo il poderoso scavo indetto nel 1614 dall’Arcivescovo di Sassari, Gavino Manca de Cedrelles, per ricercare il luogo di sepoltura dei tre santi, del quale al tempo si era persa memoria. Nella cripta-antiquarium sono presenti cinque splendidi sarcofagi dei secc. III-IV appartenenti alla necropoli di Turris Libisonis, un sarcofago medievale, i resti di una cappella funeraria del IV secolo, cinque statue settecentesche in marmo di Carrara (tre delle quali realizzate dallo scultore genovese Giacomo Antonio Ponzanelli, raffigurano i tre Martiri Turritani) ed altre dodici statue realizzate in terracotta smaltata nel XIX sec.

Chiesa e Ipogeo di Balai Vicino

La chiesa di San Gavino a Mare (o Balai Vicino), caso pressoché unico, poggia le sue fondamenta su una scogliera a picco sul mare vicino alla spiaggia di Balai. È esposta all’impeto delle mareggiate al punto da essersi meritata l’appellativo di “chiesa sommergibile”. Sorge nello stesso luogo che, secondo la tradizione, fu la prima sepoltura dei martiri Gavino, Proto e Gianuario.Il suo orientamento a Nord è dovuto alla posizione della roccia sulla quale sorge.È costruita in pietra calcarea locale e ha volta a botte e archi. Dietro l’altare una piccola porta unisce la chiesa a un altro piccolo edificio la cui funzione, ancora oggi, rimane un mistero: forse era una cisterna romana che nel Medioevo venne utilizzata come edificio di culto. Sul lato sinistro della chiesa  un cancello immette agli ipogei (tombe scavate nella roccia) di epoca romana, che vennero in seguito utilizzati anche in epoca cristiana. Qui, vi si possono ancora vedere i loculi dove secondo la tradizione vennero sepolti i martiri.

Litorale e Chiesa di Balai Lontano

Dalla chiesa di Balai Vicino si scorge la piccola chiesa di Santu Bainzu Ischabizzaddu (o Balai Lontano) sorta nel luogo dove, secondo la tradizione, il 25 ottobre del 303 d.C. perse la vita il santo Gavino seguito due giorni dopo dai suoi compagni Proto e Gianuario. La chiesetta, costruita con la pietra calcarea tipica del territorio, è raggiungibile attraverso un percorso ciclabile e pedonale di rara bellezza, da cui si possono ammirare il mare del Golfo dell’Asinara e la frastagliata e suggestiva fascia costiera ricca di insenature caratterizzate da acqua cristallina. L’area di Balai è circondata da splendide e ampie aree verdi dove è possibile trascorrere il tempo libero, passeggiare e fare jogging. Una delle aree è stata attrezzata per i cani ove è consentito lasciare liberi i propri amici a quattrozampe.

Torre aragonese

Svetta nel porto civico la Torre Aragonese. Costruita nel 1325 per decisione dell’ammiraglio Francesco Carroz venne impiegata per la difesa e l’avvistamento. La sua forma ottagonale richiama la matrice catalana e l’avvicina alla torre di Porcuna di Jaén in Spagna. In calcare e trachite, è alta circa 14 m e larga 13. Si articola su tre livelli: il secondo piano ha una particolare copertura realizzata nel XVI sec., costituita dall’unione di una volta stellare con una crociera costolonata e pilastro centrale. La terrazza ha un ballatoio aggettante su caditoie. Nel XV sec. svolse principalmente funzione di sede del controllo doganale e fiscale mentre nel XVI sec., inserita nel sistema di difesa costiero sardo, fu usata come baluardo contro gli attacchi dei barbareschi e posta sotto il comando di un alcayde. Nei secoli ha subìto molteplici restauri che ne hanno modificato l’aspetto. La lapide marmorea sul lato SO ricorda i lavori fatti eseguire nel 1765 dal Prefetto di Sassari. Fu utilizzata come faro nei primi del ‘900.

Itinerary type: 
Culture

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