Itinerario dalla Spezia alla Val di Magra
La Val di Magra, al confine con la Toscana, è terra di castelli, torri, chiese e musei diffusi tra la pianura lungo il mare, il fiume e le colline ricoperte di ulivi e vigneti. Al centro della vallata si trova Sarzana, facilmente accessibile grazie all’uscita dell’autostrada A12, alle numerose strade provinciali e secondarie che convergono nella vallata e alla stazione ferroviaria. Questa elegante cittadina un tempo attraversata dalla Via Francigena, è citata per la prima volta in un diploma dell'imperatore Ottone I del 963, in cui si riconosce al vescovo di Luni il possesso del castrum Sarzanae, un piccolo nucleo fortificato a controllo delle vie del fondovalle, situato nell’area intorno alla fortezza di Sarzanello. La sua ascesa coincide con la decadenza di Luni e il trasferimento nel 1204 all’interno del borgo della sede vescovile. Un tempo l’abitato era difeso da mura e da torrioni con le porte monumentali all'estremità dell'asse viario principale su cui si affacciano le piazze, il Palazzo del Comune, i palazzi nobiliari sei-settecenteschi, il Palazzo vescovile, le chiese, gli oratori e il teatro ottocentesco. Porta Parma, posta tra il torrione Stella e il torrione Genovese, da permette di accedere alla centrale Via Bertoloni che poi si innesta in Via Mazzini, antico tratto della via Francigena. Superata la porta, un percorso laterale segue il tracciato delle antiche mura e, superando un portico voltato, raggiunge Piazza San Giorgio, un tempo, sede della dogana. Se invece procediamo lungo la strada principale, la cortina delle abitazioni, tra cui Palazzo Fiori e Palazzo De Benedetti, ci guida sino al Palazzo comunale, costruito tra il 1466 e il 1554. L’edificio pubblico si affaccia su Piazza Matteotti dal profilo pentagonale disegnato dal prospetto di alcuni tra i palazzi storici più significativi della città, come ad esempio il Palazzo Lucri, dimora della Famiglia del Papa Nicolò V, il Palazzo Podestà Lucciardi e il Palazzo Fontana, abitazione di Carlo Fontana, personalità di spicco nell’ambito della scultura italiana tra Otto e Novecento, autore del monumento ai caduti posto al centro della piazza. Continuando il cammino si supera l’abitazione della famiglia Bonaparte, antenati di Napoleone, caratterizzata da due grandi archi ogivali e si giunge alla Pieve di Sant’Andrea, preziosa testimonianza della fase romanica della città. Lungo la strada si incontrano numerose dimore signorili, come i palazzi Picedi Benedettini, Magni Griffi, Tusini, De Benedetti Podestà, Valenti e Massa Neri che conducono alla Piazza su cui si affaccia la Cattedrale di Santa Maria con la facciata di marmo, il rosone centrale e il profilo del tetto a capanna decorato con le statue dei tre Papi legati al territorio lunense: Eutichiano, Nicolò V e Sergio IV. L’interno è ricco di opere d’arte di assoluto valore, come il Crocifisso ligneo di Mastro Guglielmo, datato al 1138 e diverse opere di Domenico Fiasella, tra cui la Visitazione, il Martirio di Sant’Andrea, la Strage degli innocenti, i Santi Lazzaro, Nicola di Bari e Giorgio, le Sante Apollonia, Lucia e Barbara. Catturano l’attenzione due magnifiche ancone marmoree, opere di Leonardo e Francesco Riccomanni, dedicate alla Purificazione e all’Incoronazione della Vergine. Inoltre, sono molto interessanti anche due testimonianze della pittura dell’Ottocento, ovvero il Martirio di San Eutichiano di Camillo Pucci (1802-1869) e l’Incoronazione di Federico III da parte di Nicolò V di Luigi Belletti (1813-1890). Usciti dalla chiesa, nella piazza adiacente, si trova l’oratorio di San Gerolamo, mentre proseguendo si raggiunge il Teatro degli Impavidi, inaugurato nel 1809. L’edificio chiude l’elegante Piazza Garibaldi dove un tempo era collocato l’ospedale di San Bartolomeo, conforto e cura per pellegrini in viaggio. In fondo alla piazza si trova un’altra opera di Carlo Fontana, conosciuta da tutti come il monumento a Garibaldi. Si tratta indubbiamente di uno dei più singolari omaggi all’eroe dei due mondi poiché la scultura raffigura un titano in nudità eroica. Così per cercare il riferimento a Garibaldi bisogna avvicinarsi e solo osservando lo scudo in cui è inciso il ritratto di un uomo dalla folta capigliatura e dalla barba copiosa, ogni dubbio svanisce. Mirabili esempi della Sarzana rinascimentale sono, oltre al Palazzo comunale, le due Fortezze, volute da Lorenzo Dei Medici per contrastare il dominio di Genova. La cittadella, costruita sulla precedente fortezza Firmafede, opera dei Pisani, è inserita tra le mura cittadine e ospita convegni, concerti di musica, mostre ed eventi, mentre posta su una collina che domina l’abitato, vediamo la Fortezza di Sarzanello. Questa struttura difensiva si raggiunge in poco tempo percorrendo una strada panoramica fuori le mura. Circondata dal fossato, con i torrioni angolari e uno straordinario rivellino a spigolo è visitabile su prenotazione e sede di eventi. Per la particolare forma trapezoidale, è particolarmente suggestivo percorrere i sotterranei che, come un labirinto, si snodano a zig-zag sotto il fossato. Riprendendo la visita in città, nel tratto finale di Via Mazzini, all’interno dell’oratorio della Misericordia, si trova il Museo diocesano che espone pregevoli sculture, tele, arredi sacri e tessuti in sei sale tematiche dedicate agli argenti, all’arredo delle sagrestie, alle ardesie dipinte, al culto del preziosissimo sangue, alle tele del sarzanese Domenico Fiasella, raffinato pittore barocco particolarmente attivo a Genova e a Roma. Nella sala “Calandrini” è esposto il parato di velluto e oro filato donato dal cardinale Filippo Calandrini alla città natale mentre l’ultima sala è collocato il gruppo scultoreo raffigurante la Flagellazione, di legno policromo attribuito alla scuola del Maragliano del XVIII secolo, proveniente dall’oratorio di San Gerolamo. Usciti dal Museo, percorrendo il camminamento lungo le mura, basta alzare la vista per ammirare le due fortezze, la porta romana e il Torrione Testaforte, costruito nel 1513. Allontanandoci dal centro storico si raggiunge la chiesa di San Francesco con annesso il convento fondato, secondo la tradizione, proprio dal santo di Assisi. La chiesa è un vero museo di arte sacra dove è possibile osservare tele di Domenico Fiasella e opere scultoree di grande pregio come il trecentesco monumento funebre di Guarniero degli Antelminelli, figlio di Castruccio Castracani, e il sepolcro del vescovo Bernabò Malaspina. Vale la pena, inoltre, raggiungere la frazione di San Lazzaro a qualche chilometro dalla città in direzione di Castelnuovo Magra. Lungo la strada vediamo la chiesa di San Lazzaro e si consiglia di entrare per vedere il dipinto San Lazzaro implora la Vergine per la città di Sarzana, opera notevole di Domenico Fiasella. Sempre fuori città, lungo la strada che conduce in direzione di Santo Stefano, si incontra la chiesa di Santa Caterina, circondata da vigneti e orti, che custodisce il dipinto di Giovanni Andrea De Ferrari (1598-1669) dedicato alla Visitazione. Vicino a questo edificio è possibile prendere la strada che risale la collina e conduce a Falcinello, un piccolo borgo arroccato sorto intorno al X secolo. Immerso nella quiete di viti, ulivi, boschi e terreni coltivati, conserva l’aspetto fortificato con le porte monumentali, l’area del castello, la chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano, l’oratorio dei disciplinati e le case collegate da vicoli, scale e passaggi voltati. Se scendiamo a valle in direzione del mare, attraversiamo la pianura di Marinella, una vasta area bonificata nel XIX secolo che si estende a ridosso del litorale. La consolidata vocazione agricola è testimoniata dalle ampie distese coltivate e dal borgo di Marinella con le case rurali, le piazze, la piccola chiesa campestre e i viali di pini che portano verso i campi dove si pratica l'allevamento della razza frisona, finalizzato alla produzione di latte fresco pastorizzato e di ottimi formaggi e yogurt.
A breve distanza, Castelnuovo Magra domina dall’alto la via Aurelia che scorre lungo la pianura. Il borgo si sviluppa a nastro lungo la via principale su cui si affacciano i palazzi signorili con i portali in marmo e in pietra e le caratteristiche Maestà, bassorilievi a soggetto religioso, in genere legati al culto mariano, murati sulle facciate. Questo asse è delimitato, da un lato, dalla Torre del Palazzo Vescovile, affacciato su Piazza Querciola, dove il 6 ottobre 1306 Dante come procuratore firmò la Pace tra il marchese Malaspina e il vescovo Antonio da Camilla, e dall'altro dal campanile della seicentesca chiesa di Santa Maria Maddalena. L’edificio religioso, di notevoli dimensioni, è suddiviso in tre navate scandite da colonne di marmo bianco. Nella navata a sinistra, l’attenzione è catturata dalla pregevole Crocifissione di Peter Brueghel il Giovane (1564-1637) e dalla tela successiva che raffigura San Fedele con una rara veduta settecentesca di Castelnuovo Magra. A fianco della chiesa si trova l’oratorio dei Rossi e, a poca distanza, l’oratorio dei Bianchi. Sul retro del settecentesco Palazzo Amati-Ingolotti-Cornelio, si apre un ampio giardino che guarda la vallata e il mare. Dal giardino si entra nel Museo del Vermentino e nella sede l’Enoteca regionale, una preziosa vetrina dei migliori vini prodotti dal territorio ligure.
Per raggiungere Ortonovo, dall’Aurelia, si deve risalire lungo una strada panoramica che svolta dolcemente tra gli ulivi; ci indica la strada il Santuario della Madonna del Mirteto in posizione sopraelevata e una maestosa facciata di marmo bianco che si nota da lontano. La sua costruzione è legata ad un evento miracoloso accaduto la sera del 29 luglio 1537 ad alcune donne raccolte in preghiera davanti ad un ritratto della Madonna che improvvisamente si bagna di lacrime di sangue. Superato il santuario, si arriva nel centro abitato. Il borgo, sorto tra l’XI e il XII secolo con un nome Hortus Novus che rende evidente la sua vocazione agricola, ha una struttura circolare con le case affiancate, disposte lungo cerchi concentrici e raccolte intorno alla torre rotonda e alla chiesa. La torre probabilmente è stata costruita nel Quattrocento durante l’occupazione del Guinigi e faceva parte di un sistema difensivo che comprendeva un castello, abbattuto nel Seicento per costruire la chiesa dedicata ai Santi Lorenzo e Martino.
Luni
Nella seconda metà dell’Ottocento gran parte delle terre lungo il litorale della Val di Magra è proprietà di Carlo Fabbricotti, noto industriale del marmo che le assegna a mezzadri locali. Il succedersi di ritrovamenti archeologici, più o meno casuali, intorno all’antica città di Luni, induce Fabbricotti a compiere scavi alla ricerca di manufatti, sculture e testimonianze della vita della colonia fondata dai Romani nel 177 a.C. come avamposto contro i Liguri Apuani in un territorio molto importante dal punto di vista militare e commerciale da presidiare tramite il trasferimento di intere famiglie, per lo più, di veterani di guerra, ai quali vengono concessi appezzamenti di terra con diritto ereditario. I Liguri, tuttavia, non danno tregua ai Romani e continuano a combattere sino a quando sono definitivamente sconfitti nel 154 a.C. dal console Claudio Marcello. Con il consolidamento del dominio romano, la colonia, il cui nome va messo in relazione alla dea italica Luna, legata alla terra, all’agricoltura e al ciclo delle stagioni, inizia la propria ascesa economica. La città commercia il marmo bianco delle vicine Apuane, utilizza fonderie per la produzione di bronzi e fabbriche per oggetti in vetro. I cives lunensi sono abili commercianti e sanno trarre vantaggi dalle materie prime locali esportando legname delle foreste appenniniche e producendo vini e formaggi resi celebri da Marziale e da Plinio. All'epoca di Augusto, la città conosce un periodo di splendore e in Età giulio-claudia raggiunge un notevole sviluppo monumentale. Rutilio Namaziano, nel 416 d.C. ne ammira dal mare le bianche mura e la descrive come una terra ricca di marmi che “sfidano il candore dei gigli e le bianche nevi”. La città è certamente ancora vitale nel V secolo d.C. se, nell'ordinamento delle diocesi, viene scelta come sede vescovile. Nel 642, la città, occupata militarmente dai Longobardi guidati da Rotari, viene devastata e ridotta a semplice villaggio. L'arrivo dei Franchi determina la crisi della città che, in seguito, non è in grado di evitare il saccheggio dei pirati saraceni e più tardi, nell’860, l’attacco dei Normanni. Il progressivo impaludamento della pianura e il diffondersi della malaria causano l'abbandono delle abitazioni e la fuga della popolazione sulle alture portando alla nascita dei borghi della vallata. In questo scenario, agli inizi del Duecento, la sede vescovile viene trasferita a Sarzana decretando la fine della città. Oggi l’Area archeologica e il sistema museale dell'antica città di Luni permettono di conoscere l’arte e la società romana attraverso le testimonianze materiali, le sculture, le ville signorili con il loro mosaici e le pareti affrescate, le strutture templari, il foro e i luoghi dove scorreva la vita civile e religiosa di una grande città del passato.
Per completare la conoscenza della Val di Magra si consiglia una visita al Comune di Ameglia, ubicato in una contesto ambientale molto particolare. Qui la pianura è solcata dal fiume Magra che sfocia al mare, il litorale sabbioso di Fiumaretta si alterna a falesie scoscese e a piccole insenature come Punta Bianca e Punta Corvo raggiungibili con il traghetto o tramite sentieri che discendono la collina. Bocca di Magra segue l’ultimo tratto del fiume con una rilassante passeggiata che arriva sino al mare mentre la vista spazia sulle Alpi Apuani, il porticciolo e la villa di età romana, di cui restano ben visibili gli ambienti delle terme. La strada prosegue sino al borgo di Ameglia, arroccato sulla collina con il suo castello e la chiesa affacciata sulla vallata sottostante, e al piccolo centro di Montemarcello, posto a cavallo tra due versanti che regala straordinari panorami sul fiume Magra, sulle Apuane e sul Golfo e le isole. Proseguendo lungo questa strada panoramica si arriva a Lerici e, attraversando la frazione di Romito, si può raggiungere Arcola con la sua torre monumentale “Monumento Nazionale”, alta 25 metri, edificata dagli Obertenghi, come punto focale del sistema difensivo a protezione della porta Sovrana e delle due porte laterali, Vezzano Ligure, con il castello e la torre svettante ed, infine, Santo Stefano di Magra, antica sede di mercato, luoghi di elezione per conoscere la storia, l’architettura e il patrimonio storico-artistico del territorio.
Vezzano Ligure si raggiunge facilmente tramite una deviazione lungo il tratto del raccordo autostradale Santo Stefano di Magra-La Spezia. Dal piano la strada, poi, risale sino a Vezzano basso o inferiore. L’abitato si dispone secondo una struttura concentrica con i resti della cinta muraria, vie strette e archi e porte voltate, come l’imponente porta o Arco di San Giorgio, risalente al XIII-XIV secolo. Al centro del borgo si erge la torre pentagonale del XIII secolo, alta circa 15 mt., accessibile con scale di legno che potevano essere facilmente rimosse. La struttura doveva essere il punto di forza del sistema fortificato a difesa del castello dei signori di Vezzano, trasformato, tra Sei e Settecento, nel palazzo Giustiniani, una signorile dimora con ampi giardini interni tuttora ben visibile. Lungo i vicoli del borgo si incontra la chiesa sconsacrata di San Michele a navata unica, citata dalle fonti nel 1224, nel quattrocento viene fortificata e dotata di feritoie per armi da fuoco e nel secolo successivo viene trasformata in oratorio. Fuori dalle mura, la chiesa di Santa Maria Assunta e San Sebastiano, in stile barocco, si affaccia su un ampio piazzale che guarda la vallata. La strada prosegue lungo la collina, supera ciò che resta della chiesa di San Siro, con il suo alto campanile, il retrostante cimitero e l’oratorio di Sant’Antonio Abate. Vie pedonali e scalinate, delimitate da muri a secco che cingono campi coltivati e giardini, conducono a Vezzano alto o superiore, un tempo difeso da mura. Un’antica porta di accesso ci introduce all’ampio sagrato di ciottoli bianchi e neri della chiesa di N.S. del Soccorso, costruita in seguito ad un evento miracoloso. Si racconta che nei primi decenni del Cinquecento una gravissima epidemia miete numerose vittime in tutto il territorio. Per questo, Caterina Del Rosso si rifugia in preghiera nel bosco del Molinello quando, all’improvviso vede, appeso ad un ramo, un quadro della Vergine che le annuncia il suo intervento a protezione della popolazione. Il quadro viene subito portato in processione a Vezzano superiore e per poterlo custodire degnamente viene edificata una chiesa dedicata a N.S. del Soccorso in ricordo dell’aiuto ricevuto durante la peste. Un santuario con lo stesso nome viene poi costruito anche in località Molinello, facilmente accessibile dalla località Prati di Vezzano. La chiesa di Vezzano alto al suo interno mostra un bel coro ligneo, un organo di notevoli dimensioni, opera della Ditta Serassi di Bergamo, e, dietro al fonte battesimale, un affresco raffigurante l’Angelo annunciante, proveniente dalla chiesa di San Siro e attribuito al Maestro delle Cinque Terre. Usciti dalla chiesa, in pochi passi, si entra nel cuore del borgo, una volta, protetto da un castello, posto nel punto più alto della collina e poi distrutto mentre le abitazioni si distendono linearmente lungo il crinale ai lati di una lunga corte rettangolare con un pozzo al centro. A settembre, in occasione della Festa dell’Uva, ogni casa, ogni portone e ogni via sono decorati con tralci e botti mentre figure in costume trasformano il borgo in una coinvolgente scenografia che celebra il vino e il lavoro nei campi. Riprendendo la strada che procede lungo il versante spezzino, si scende a Buonviaggio, si raggiunge il Santuario della Madonna del Buonviaggio, una struttura costruita nel 1889, ma sappiamo dell’esistenza di una chiesa precedente risalente al XVI secolo. Un bivio, nei pressi del santuario, permette di raggiungere Valeriano, un borgo medievale con strette stradine concentriche intorno alla chiesa di Sant'Apollinare del XVIII secolo, sulla sommità di un colle dove la vista spazia sulla Val di Vara e sul litorale. Se torniamo a Buon viaggio, la strada statale n. 330 prosegue sino a Bottagna e a Piano di Valeriano da cui si può raggiungere Bolano e i borghi della Val di Vara o la Val Durasca e rientrare alla Spezia. La strada provinciale n. 10, svolta per Fornola con l’abitato distribuito lungo il fiume e raggiunge Prati di Vezzano dove si trova il Santuario della Madonna del Molinello.
Ameglia
Castello del Vescovo di Luni: Comune Tel. 0187-609221
Necropoli di Cafaggio. Villa romana di Bocca di Magra: Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, Tel. 010-27181
Castelnuovo Magra
Chiesa di S. Maria Maddalena, Castello dei Vescovi Conti di Luni, Museo del Vermentino:
IAT (stagionale) Tel. 0187-693834 (Via Aurelia 241);
Tel. 0187-693835 (Museo del Vermentino - www.terredelnovo.net)
ufficioturismo@comune.castelnuovomagra.sp.it
Enoteca Regionale della Liguria: Tel. 336-9220158 - 334-8720155
www.enotecaregionaleliguria.it - castelnuovo@enotecaregionaleliguria.it
Pro Loco: Tel. 0187-676376
Museo del vino e della cultura contadina Ca’ Lunae: Tel. 0187-693483
www.cantinelunae.it - info@calunae.it
Ortonovo
Area archeologica e sistema museale dell’Antica Città di Luni: Tel. 0187-66811
Museo Etnografico: Comune Tel. 0187-690121
Sarzana
Fortezza La Cittadella e Fortezza di Sarzanello:
Tel. 0187-622080 - 339-4130037 - www.fortezzadisarzanello.com
Cattedrale di Santa Maria: Tel. 0187-620017
www.cattedraledisarzana.it - sarzana2@cattedraledisarzana.it
Pieve di S. Andrea, Palazzi storici e Palazzo Vescovile: IAT Sarzana Tel. 0187-620419
Museo Diocesano: Tel. 0187-603102 - museosarzana@diocesilaspezia.it
Chiesa e Convento di S. Francesco: Tel. 0187-620356




